14 febbraio 2012

BISCOTTI DI FROLLA SALATA VERSUS BISCOTTI DI FROLLA DOLCE


Che la mia cucina sia affollata di manine ormai è noto a tutti fin troppo!!! il tutto è molto simpatico e produttivo quando la ricetta è una ma quando io ho in mente una cosa e Caterina tutta un'altra la faccenda si complica notevolmente... proprio come quando mi ero messa in testa di fare dei biscotti di frolla salata al peperoncino e lei invece voleva fare i biscotti rosa con le formine del famosa gattina senza bocca.


Parto dalla ricetta, ormai più che collaudata di Montersino e divido le quantità a metà, per la Caterina predispongo la KA e la metto al comando, per la metà rimanente sostituisco lo zucchero con 10g. di sale ed un gneroso (ma non troppo) cucchiaio di peperoncino e un cucchiaino di lievito in entrambi gli impasti per poter permettere alla frolla di avere una spinta dando così ai biscotti un aspetto più morbido.
I risultati sono stati: per i biscotti dolci ormai una certezza, per i biscotti salati e piccanti una vera scoperta, era la prima volta che mi cimentavo in una cosa del genere e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa... ricettina da aggiungere a quelle destinate all'apetizer ;-)

Vi indico la ricetta di Montersino per la frolla dolce:
  • 1 kg di farina 00
  • 600 g di burro
  • 400 g di zucchero a velo
  • 160 g tuorlo d'uova
  • 1 bacca di vaniglia bourbon
  • q.b. di buccia di limone
  • 2 g di sale 
Mettete nella bacinella dell'impastatrice (utilizzando lo strumento foglia), la farina con il burro a pezzetti e a temperatura ambiente, il sale, la buccia di limone e la vaniglia; azionate la macchina e lasciate girare fino a sabbiare il composto (termine che indica un composto granuloso di burro e farina), aggiungete quindi lo zucchero a velo e subito dopo i tuorli d'uovo.
Non appena l'impasto si è formato, spegnete la macchina e rovesciare l'impasto sul tavolo spolverato di farina; formare un panetto regolare e riporre in frigorifero a riposare per almeno 30 minuti prima dell'utilizzo.
L'intera operazione può essere eseguita completamente a mano, avendo l'accortezza di utilizzare del burro freddo di frigorifero.
Tutto questo per augurare un buon S.Valentino a tutte le persone che amano...

P.S.: Io impastato a mano ;-) per la frolla questo ed altro


03 febbraio 2012

PAN DOLCE ALLA RICOTTA



Settimana decisamente freddina ma personalmente iniziata veramente bene...
Lunedì mattina ho preso il mio solito caffeino pre lavoro, casualmente,  con "not an ordinary AD" il quale, chiedendomi semplicemente come andavano i miei cucinamenti, mi ha fatto pensare che sono una gran spalla tonda dato che è una vita che non pubblico niente nonostante spignatti allegramente con le creature.

Martedì sera dopo essere riuscita a non restare bloccata dalla neve per il terzo anno di seguito mi rimbocco le maniche, stringo il grembiulino alla vita della Caterina, posiziono lo sgabello e le piazzo il KA difronte... peso e misuro e le dò il comando del mezzo ed iniziamo.

  • 300g di farina
  • 200g di ricotta
  • 150g di zucchero
  • 40g di burro
  • 1 uovo
  • 1 cubetto di lievito di birra di 20g
  • 8 cucchiai di latte
  • 1 cucchiaio di granella di zucchero (io non l'ho usata)
  •  sale
Mescolare 6 cucchiai di latte, il burro morbido, l'uovo, la ricotta, un pizzico di sale e lo zucchero. Versare la farina e il lievito sbriciolato, poi impastare a lungo fino ad ottenere un composto omogeneo.

Coprite con la pellicola trasparente e lasciate lievitare l'impasto per almeno 1 ora. Impastate nuovamente, coprite sempre con la pellicola trasparente e fate lievitare ancora per 1 ora.

Lavorate l'impasto modellandolo come più vi aggrada, a treccia piuttosto che in altre forme, disponete il tutto in una teglia precedentemente foderata di carta da forno poi coprite la teglia con un canovaccio e lasciate riposare per 1 ora in un luogo caldo. Spennellate con il latte rimasto e cospargete con la granella di zucchero (a me non piace ed ho usato lo zucchero di canna).

Mettere la teglia nella parte più alta del forno e fate cuocere a 180° C per circa 35 min., fino a completa doratura.


 Oggi a Milano è la giornata del "panettone di San Biagio". L'usanza vuole che il panettone natalizio non venga mangiato mai tutto intero, riservandone sempre una parte al Santo.
Pare che al di là delle origini del Santo, che sono armene, la leggenda vuole che una signora milanese preparato il panettone per il natale lo porta a far benedire ma il prete molto indaffarato le chiede di lasciarlo perchè avrebbe provveduto a benedirlo con calma e la invitò a passare qualche giorno dopo.
I giorni passarono, la signora non passò ed il prete ogni volta che passava dal tavolo, dove aveva appoggiato il panettone, lo sbocconcellava riuscendo a finirlo. Resosi conto che l'involucro era rimasto vuoto sperò che la signora si fosse completamente dimenticata di quel panettone.
Il 3 febbraio la signora bussa alla casa del prete chiedendo indietro il suo panettone benedetto, il prete si volse in direzione dell'involucro vuoto e con suo sommo stupore lo trovò più gonfio di quello che la signora gli aveva lasciato. Era sicuramente un miracolo merito di S. Biagio.

Si dicono le coincidenze!!!  

22 novembre 2011

OFFICINA DI CUCINA


Ci sono sogni che nascono con te e con le tue passioni, ti accompagnano, ti seguono silenziosamente fino a quando non capiscono loro che è il momento giusto.. ed allora si insinuano e te ci metti anima e corpo, sorriso e sudore, giorni e notti... affinchè quel sogno così semplice si realizzi. Lei la Chiara dalla voce calda, sempre moderata, pronta ad una parola di conforto ed ancor più di gioia a luglio riesce ad aprire "Officina di Cucina".

In pochi minuti, il 4 novembre scorso, l'acqua, il fango si è portato via tutto... le uniche cose che sono rimaste sono le cose materiali molto mal conce... e si deve ripartire... ma come si fa!!! Chiara la sentii per telefono... e stetti male perchè aveva perso la speranza.

LEI oggi riapre la sua Officina grazie ad una rete creata per lei ma da lei, si perchè la maggior parte sono persone che la conoscono, non importa per forza di persona, persone che hanno dato il loro tempo, la loro stupenda capacità organizzativa, che hanno contattato aziende che si sono rese disponibili a far brillare quel sogno.

Chiara i sogni non si perdono mai...
Un abbraccio da me e dalla Petit Chef ;-)

02 novembre 2011

LO CHEF E' UN DIO E LA SUA TORTA DI MELE


Si lo so sono decisamente démodé, ormai della "Bella-ntoni" se ne è parlato e riparlato ma io il suo libro non lo avevo letto dall'inizio alla fine e questa estate tra un libro e l'altro più o meno impegnato ho inserito anche questo titolo... che mi ha fatto sicuramente sorridere per un verso... e tanto inacidire per un altro ;-) 

Scorre molto bene e se vogliamo qualche spunto da appuntare per chi è neofita c'è...però... però... ad un certo punto si insinua nello scrivere una spocchia che più dello chef si sente lei un dio.
Arrogante e pronta a criticare in modo decisamente gratuito senza sentirsi una eletta dato che la Sig.ra per imparare a sbucciare le patate è andata da Cracco... e grazie alle sue conoscenze non certo con l'umiltà che si dovrebbe avere sentendosi un attimino una eletta.
Indubbiamente la Sig.ra ha una presenza fisica ed una linea, nonostante la bambina, che è di tutta invidia e questo è una cosa che precisa più volte nel libro... come le sue amatissime insalate tristi ed i suoi yogurt magri, per me ne ha assunti troppi che le papille gustative sono andate in pensione anticipata ;-)
Altro non aggiungo perchè mentre leggevo, forse per colpa anche del caldo torrido di questa estate, me la immaginavo sgraziata, unta e sciatta in un grosso e goffo camice bianco...il duro lavoro...

In fondo al libro è riportata la famosa ricetta della torta di mele dell'autrice che è mensionata anche nel libro e che pare abbia dei poteri rianimatori... ed io presa dalla curiosità ho provato  a farla...
Onestamente sono rimasta molto sorpresa che usi quella ricetta... lei che ha un vitino da vespa ed elogia tantissimo lo yogurt magro post insalata come fa a mangiare o a proporre una torta così burrosa!!!
Calda è buona come tutte le cose che abbondano di grassi (anche se io non ho usato il burro di cincirinella!!! ) ma se la fai freddare si ammalloppa in un modo tale che non ti invita più ad addentarla con fare suadente.


Io però l'ho provata e sicuramente il fatto che non sia buona come tanto decantata nel libro sarà dato dal fattore "C" che visto l'argomento si è mutato in fattore Cracco ;-)

  • 4 mele
  • 250g di farina
  • 130g di burro
  • 2 uova
  • 150g di zucchero
  • 1 bustina di lievito
  • 5 cucchiai di latte
  • un limone
Sbucciare due mele e tagliatele a tocchettini. Prendete il burro, lasciato in precedenza fuori dal frigo ad ammorbidirsi e lavoratelo con lo zucchero finchè non sarà abbastanza cremoso, aggiungere i tuorli, la farina ed un cucchiaio di scorza di limone grattugiata.
Mescolare energicamente il tutto ed aggiungere il lievito in precedenza sciolto nel latte.
Montare a neve gli albumi ed aggiungerli al composto ottenuto con un cucchiaio, facendo attenzione ad amalgamarlo dal basso verso l'alto.
versare il composto ottenuto nella tortiera ed affondarci i tocchetti di mela precedentemente fatti. tagliate a fettine le altre due mele e disponetele sulla torta in modo che sia completamente coperta. Terminate la preparazione con riccioli di butto e zucchero a volontà.
Infornare a 180° per 45 minuti. 



14 ottobre 2011

XVIII EDIZIONE CAMPAGNA NASTRO ROSA


Il rosa è un colore prettamente femminile, come prettamente femminile è la lotta contro il tumore al seno promossa dalla LILT.
Negli ultimi anni è stata registrara una forte diminuzione della mortalità ma resta comunque presente nella popolazione femminile che è sempre più  rischio sia per l'innalzamento della vita media di una donna sia per l'aumento dei fattori di rischio.
Come nella maggior parte dei casi la prevenzione è la miglior medicina per la vittoria contro la malattia.
Per aiutarsi nella prevenzione è sempre bene sottoporsi periodicamente a visite senologiche e controlli clinici, senza trascurare una sna alimentazione.

Con caterina ci siamo cimentate nella preparazione di una splendida meringa italiana rigorosamente rosa ;-)
cosa ne abbiamo fatto?! Semplicemente sperimenti...:-)



Meringa italiana:

400 g di zucchero semolato
100 g di acqua
250 g di albume
100 g di zucchero semolato

In una pentola fate scogliere i 400 g di zucchero nell’acqua. Nel frattempo fate montare lentamente gli albumi con i 100 g di zucchero. Versate lo sciroppo a filo nella planetaria, senza fermarla e fate montare il composto fino a raffreddamento.

Dall' 8 al 29 ottobre troverete il sostegno a questa iniziativa anche dal mio negozio di fiducia ;-)
 IN & OUT

29 settembre 2011

UN PERCORSO ALL'AQUILA


Ci sono posti che ricorderai solo perchè la tua macchina fotografica ha immortalato degli scorci caratteristici... altri dei quali non hai neanche sentito il bisogno di scattate una foto perchè tutto ti è rimasto dentro.
Questo quello che provai lo scorso anno all'Aquila durante la mia prima visita, quest'anno è stato solo un rafforzare quello che ormai si è radicato dentro di me: un amore viscerale per questa città malconcia.
Questo anno ad attendere la mia giornata aquilana cera una cena...che rispetto all'inizio ha subito delle modifiche...ma che certo non mi ha ne deluso ne adattato.
Volevo andare da Percorsi di Gusto perchè durante tutto questo anno avevo seguito tutti i movimenti di questa attività e di Mrzia Buzzanca.
Ci sono stata... ed è stata una serata bellissima, piatti che rispettavano la produzione locale, elaborati con cura e passione... hambient rilassato, curato... un posto dove ti senti così a casa che dopo la cena ci resteresti a chiacchiera ;-)
Non voglio fate la lista della spesa di ciò che ho mangiato, prima perchè non mi ritengo di avere le competenze tecniche ma cosa più importante sarebbe un ridurre in due parole un qualcosa di molto più complesso ed elaborato.



Qui stiamo parlando di un ristorante che grazie alla sua Sig.ra ha riaperto i battenti nel giro di poco, che nonostante tutto lavora tra le immense difficoltà di luce, collegamenti vari, gas e di tutto un po'... posto in una strada che sbuca sulla piazza di una chiesa che è una di pelle mai fatte vedere in televisione ma che della sua struttura originaria resta solo il fronte...

Qui stiamo parlando della passione vera di quella che scorre nelle vene di quella che tutte le mattine ha fatto e fa alzare Marzia e le fa preprare l'impasto di lievito madre delle sue pizze... quella passione che da' forza per voler gridare la mondo che l'Aquila c'è, che le persone hanno voglia di ritornare in cnetro che il gusto di quella terra non è stato spazzato via con le scosse... e lei in questo ci crede perchè lei è cresciuta con questa passione...
Grazie Marzia...sicuramente ci incontreremo ;-)

19 settembre 2011

COCO CHANEL

ATTENZIONE: HO DEI PROBLEMI CON IL POSTARE COMMENTI IN RISPOSTA AI VOSTRI PERO' VI LEGGO...PORTATE PAZIENZA STO CERCANDO DI RISOLVERLI ;-)


Decisamente insolito parlare di Coco Chanel in un foodblog, specialmente se si pensa che una delle sue frasi suona così : "Nella vita non si è mai né troppo magri né troppo ricchi"... e questo mi consola perchè forse anche lei è stata un po' a dieta... con risultati migliori dei miei ;-)
Coco Chanel è uno dei miei miti,non solo per un aspetto legato alla moda ma al simbolo di eleganza e gusto che rappresentava oltre ad essere stata una donna molto emancipa ed icona della rivoluzione del costume dettata dalla storia.
Nasce, professionalmente, nel bel mezzo della Belle Epoque e artisticamente nell'Art Noveau periodo caratterizzato dal bello a tutti i costi, dell'esagerazione in ogni campo, il bello a tutti i costi in nome del piacere compreso quello gastronomico caratterizzato da banchetti faraonici e cascate di champagne.
Questo era quello che appariva agli occhi dei ranghi benestanti, quasi a voler nascondere il vero disagio che si stava facendo largo nella società dell'epoca e che veniva professato dai letterati e dal mondo della cultura e che ben presto sarebbe sfociato nella prima guerra mondiale.Anche i letterati e le persone di cultura dell'epoca non badavano a ristrettezza, invece che i tavoli sfarzosi si ritrovavano nei caffè letterari dove oltre al cibo ed alla caffetteria scorreva l'assenzio... il simbolo di perdizione per i dannati dell'anima.
Ma cera anche una terza corrente che si faceva strada quella formata dalle persone che sentivono il bisogno e la necessità di soluzioni pratiche per poter uscire da quella fase di inquietudine.
Ecco che Chanel, molto dotata di senso pratico che nella sua vita le ha permesso di sopravvivere, comprende che anche la moda doveva seguire le evoluzioni culturali e storiche. Con l'inizio della prima guerra mondiale le donne che freguentavano i salotti erano chiamate a svolgere quelle attività che prima erano destinate ai mariti che erano al fronte, da qui l'esigenza di accorciare le gonne, alleggerirle da tutta quella crinolina che le rendeva gonfie a beneficio di un movimento rapido e preciso. L'utlizzo di stoffe alternative come il jersi (per Chanel fu un colpo di fortuna comprare un magazzino pieno di questo tessuto sconosciuto in pieno conflitto) l'utilizzo dei pantaloni da parte delle donne fu l'apice della sua emancipazione... il tutto senza perdere di vista l'eleganza, lo stile e la femminilità.
In campo gastronomico culinario ci fu un connubio vincente tra lo Chef Auguste Escoffier ed il sig. Riz, insieme creanoro quello che con il tempo sarebbe diventato il menu internazionale... cioè crearono menu riproducibili in qualsiasi cucina di hotel in qualsiasi parte del mondo.

Ecco dopo tutto sto malloppo vi lascio con la ricetta delle cipolle all'Escoffier, semplice e gustosa, è stata anche ultima rielaborazione  di Ferran Adria prima chiudere El Bulli.

  • 1Kg di cipolle bianche
  • 100gr. di zucchero
  • 2,5dl di vino bianco secco
  • 1,5dl di aceto bianco
  • 200gr di uvetta
  • 20gr di pepe bianco in grani
  • 4 chiodi di garofano
  • 80gr di concentrato di pomodoro
  • olio extravergine d'oliva
  • sale qb
Mettere a bagno le cipolle in acqua fredda per 1 ora, poi sbucciarle.
Far carammellare lo zucchero in poca acqua, aggiungete il vino bianco e l'aceto e lasciate e vaporare per qualche minuto.
Aggiungete l'uvetta, pepe, chiodi di garofano, irrorate con l'olio e aggiustate di sale; lasciate cuocere a fuoco lento per 1 ora, rimestando di tanto in tanto.
Poco prima di spemgere, aggiungete il concentrato di pomodoro e portate a ebollizione per 2 minuti


Abbinamento stilistico doveroso con un tubino nero ed un filo di perle ;-)
Abbinamento enologico Est!Est!Est!

P.S.: non ho usato usato il pomodoro per motivi vari ma il risultato è stato ugualmente ottimo... anche se la prossima volta proverò a fare questo piatto utilizzando meno uva passa