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09 aprile 2011

POLPETTE DI TACCHINO ALLA NOCE MOSCATA


Mi è sempre piaciuta quella piccola grattugina che non sapevo mai come tenerla in mano... era sempre piena di profumo stuzzicante... e quelle belle pallettine compatte che profumavano sempre il purè della domenica...
Questo è il mio ricordo dell'infanzia legato alla noce moscata, il suo è sempre stato un profumo che mi ha affascinato, l'ho sempre trovato caldo, elegante ma non troppo entrante. Ho sempre preferito la noce moscata da grattare, forse perchè c'è sempre stata una lotte tra le mie dita e la piccola grattugia dei miei ricordi! ;-)
C'è anche una parte molto interessante della noce noscata legata alle sue proprietà terapeutiche perchè ha la proprietà di agire positivamente sulla digestione, purchè usata con parsimonia, calma la nausea ed il vomito ed è un antisettico utile per combattere le infezioni intestinali. Lato negativo (come in tutte le cose) l'eccessiva quantità trasforma la noce moscata in un pesante narcotico ed oltre una certa dose può rivelarsi fatale.
Ma veniamo alla nostra ricetta dove l'uso è stato di questa spezia non porta ai rischi sopra descritti.

POLPETTE DI TACCHINO ALLANOCE MOSCATA
  • mollica di pane q.b.
  • 200g di panna da cucina
  • 600g di fesa di tacchino
  • sale q.b.
  • noce moscata in polvere q.b.
  • farina q.b.
  • burro q.b.
  • olio extravergine doliva
Ammorbidite la mollica del pane nella panna e mettetela in un frullatore con la carne a pezzetti.
Slate, aggiungete la noce moscata abbondante e frullate il tutto in modo che si amalgami bene.
Formate con il composto delle polpettine sode e infarinatele in superfice.
Fate sciogliere il burro in padella con l'olio e friggete le polpette in modo che risultino dorate e morbide.
Asciugatele nella carta da cucina e servitele calde.

Con questa ricetta partecipo al contest di VerdeCardamomo

24 ottobre 2010

FALAFEL DI CECI... TRADIZIONI CHE UNISCONO


E' la prima volta che mi cemento in cucina medio orientale...si ok chi non ha mai "provato" a fare il kebab!!! ma per me ancora non è giunto il momento perchè devo ancora affinarmi ;-)
I falafel è un piatto che accomuna le tavole dall'Egitto fino alla Siria, le sue origini sono incerte, forse perchè lontane. I falalel possono essere fatti con fagioli di fava o con ceci, i fagioli di fava sono più usati in Egitto mentre in Israele sono più usati i ceci, qualcuno usa entrambi.
Curiosità la ricetta dei falalel fa capolino in un cookbooks negli anni '70.
Veniamo alla mia ricettina:

FALAFEL DI CECI
  • 250g di ceci secchi
  • 1 cucchiaio colmo di farina
  • 1 cucchiaino di cumino in polvere
  • 1 cucchiaino di coriandolo in polvere
  • 2 cipollotti
  • 1 o 2 spicchi d'aglio
  • prezzemolo
  • sale e pepe
  • olio di arachide per friggere
Metto a bagno i ceci in abbondante acqua oligominerale, o acqua di rubinetto con l'aggiunta di una puntina di bicarbonato, e li lascio in ammollo per 24 ore.
trascorse le 24 ore, li sciacquo, li sgocciolo bene e li frullo nel mixer fino a quando non ottengo un composto compatto ed un po granuloso.Raccolgo il composto in una ciotola ed unisco il bianco del cipollotto tritato finemente. lo spicchio d'aglio grattato (io l'ho spremuto, eventualmente canditelo, in questo modo resta il sapore e si perdono gli effetti sgradevoli), un cucchiaio di prezzemolo tritato, il cumino ed il coriandolo (io li avevo in grani e li ho pestati con il mortaio), la farina setacciata, sale e pepe ed inizio ad amalgamare il tutto. Copro la ciotola con la pellicola e lascio riposare il composto per qualche ora.
Lavoro a piccole quantità il composto in modo da ottenere delle polpettine della dimensione di una noce e le appiattisco un po' e le lascio riposare per un ora circa.
Friggo i falafel in abbondante olio di arakidi (180°) fino a quando i lati non si sono ben dorati.

Io li ho serviti così, dopo averli fatti riposare un po' sulla carta da cucina, ma normalmente nei paesi di origine vengono serviti con la Tahina, la salsa di sesamo, con verdure, pomodori, cetrioli, lattuga, il tutto messo dentro il tipico pane arabo la "pita" che si presta bene ad essere riempita grazie alla sua particolare forma a tasca.
Dal libro dove ho tratto questa ricetta "Fritto e Mangiato" collana "Cucinare insieme" edito da Giunti, ho trovato una bellissima frase che riporto pari pari:
"ogniuno ne rivendica la paternità e nessuno invece si ferma a ragionare sul significato di storie e tradizioni che uniscono le diverse culture preferendo sottolineare, e non solo a tavola, ciò che divide e allontana piuttosto che quello che rende simili".
Bon Appétit!